NUTRIZIONE E PSICOLOGIA

E' sicuramente chiaro a tutti come il raggiungimento ed il mantenimento di uno stato di benessere richiede un’attenzione ed un impegno consapevole nel migliorare i diversi aspetti della nostra vita quotidiana: dall’alimentazione al ritmo sonno-veglia, ma soprattutto al controllo dello stress e dei pensieri negativi che avvelenano il nostro corpo e la nostra mente. In questo senso è fondamentale nell’ottica di una visione complessa del benessere come equilibrio psicofisico un approccio olistico alla persona che tenga conto degli aspetti sia fisici che emotivi.

 

In particolare se pensiamo al comportamento alimentare in situazioni di stress o di tensione possiamo osservare che se ci sentiamo nervosi o agitati non ci sono consigli dietologici che tengano, saremo pronti a "tuffarci" su una mousse al cioccolato o su una piatto di spaghetti al sugo pur di avere un sollievo immediato ad uno stato di sofferenza che non riusciamo a sedare in un altro modo.

 

Il collegamento tra i nostri comportamenti, tra cui quello alimentare, e il nostro mondo emotivo è ormai assodato

Una delle principali cause del soprappeso e quindi di un comportamento alimentare disfunzionale è da ricercare nella cattiva gestione delle emozioni. In genere si può dire che chi ha imparato a controllare e gestire lo stress non ha problemi di peso, perché sa ascoltare il proprio corpo, riconoscere le proprie emozioni e rispondervi adeguatamente.

 

Il ruolo della psicologa e psicoterapeuta è quello di aiutare le persone a conquistare un benessere a lungo termine imparando a gestire tutte quelle situazioni di vita che sono fonte di stress, tensione e di comportamenti che creano malessere in noi e nelle persone che ci sono vicine, attraverso dei percorsi personalizzati e mirati che tengono conto della persona nella sua complessità.

" A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame" Totò

Modificare le abitudini ed il comportamento alimentare significa rivisitare diversi aspetti di sé con i quali l’individuo entra in dialogo dalla nascita e vi resta per l’intero ciclo della vita. Inoltre, chi si rivolge ad un nutrizionista può – da subito o nel corso del trattamento – presentare un disagio che si riscopre poi collegato alla sfera dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

 

Uno degli ambiti in cui più spesso le figure del nutrizionista e dello psicoterapeuta collaborano è proprio quello dei DCA: le persone con questi problemi non riconoscono i segnali di fame e sazieta' e quando mangiano, non lo fanno per esigenza fisica, ma per colmare stati psicologici come tristezza, stanchezza, ansia. Si sentono spesso come governati da forze esterne e non hanno il controllo dei loro bisogni o impulsi. Nonostante il disagio provocato dalla loro difficolta' a relazionarsi con il cibo, non riescono a cambiare atteggiamento. Normalmente, una persona sana mangia quando sente fame e smette quando e' sazia, prova generalmente soddisfazione nel mangiare e lo fa regolarmente. Una persona con problemi alimentari, non riesce a collegare il suo bisogno di mangiare con le sue sensazioni, e controlla l'assunzione di cibo tramite diete o calcoli delle calorie. Mangia non per fame ma per diminuire lo stress, il dolore, l'angoscia, la solitudine, la noia, la vergogna ecc. oppure per modificare la linea. Mangia in maniera irregolare e caotica, senza mezze misure (o troppo o troppo poco), spesso salta i pasti. Tra le possibili cause troviamo l’incapacita' di distinguere la fame dalla sazieta' o da altre sensazioni, problemi del controllo degli impulsi, un innaturale modello di magrezza, una tendenza eccessiva a voler piacere agli altri, scarsa fiducia in se' stessi, insicurezza o un bisogno di ridurre ansia, depressione, solitudine.

 

In questi casi l'integrazione della terapia tra il nutrizionista e lo psicologo-psicoterapeuta è qualcosa che non ha a che fare solo con il percorso della paziente, ma al contrario investe anche l'attività delle due figure professionali, che sono tenute ad interfacciarsi continuamente, scambiandosi pareri e le informazioni che ciascuno dei due colleziona sulla paziente, in modo che ognuno possa calibrare il proprio intervento anche in funzione dei progressi (o dei regressi) che vengono rilevati dall'altro. Spesso il percorso inizia con la stesura di un Diario Alimentare e in tal modo sarà possibile al nutrizionista, in collaborazione con lo psicologo, avviare un'analisi delle dinamiche che sottendono tali comportamenti, individuando le situazioni che maggiormente elicitano certi comportamenti da parte della paziente, e contemporaneamente sarà possibile alla paziente stessa, durante la stesura di tale diario, iniziare una riflessione autonoma sui medesimi temi. Da qui in poi avrà inizio il percorso "attivo", nel quale il nutrizionista avrà un quadro più chiaro circa le abitudini alimentari della paziente, e potrà quindi individuare con maggior chiarezza i "correttivi" da applicarvi. Il cuore del percorso, tuttavia, rimane nel diretto coinvolgimento della paziente stessa, alla quale non vengono "somministrati" ordini o regole da seguire, bensì una serie di proposte su cui "contrattare" insieme, per giungere a dei ragionevoli compromessi che siano abbastanza accettabili tanto per il medico, quanto per la paziente.

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