Ogni settimana leggete in questo spazio curiosità, notizie utili sugli alimenti e ricette!

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DEFINIRE LA SINDROME METABOLICA NEI BAMBINI

La sindrome metabolica comprende un cluster di fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, alterato metabolismo del glucosio, dislipidemia e obesità addominale) che si verificano anche nei bambini obesi. Come evidenzia una recente revisione americana, tuttavia, la SM può verificarsi anche in soggetti magri, suggerendo che, forse, l’obesità debba essere considerata un marker piuttosto che la causa della SM.

 

Nei bambini, la SM è difficile da definire, a causa della suaclassificazione non sempre uniforme e dalla dipendenza da cut off rigidi nella valutazione dei disturbi che non hanno una distribuzione gaussiana. Il problema è reso più difficile dalle differenze razziali e puberali, e dalla mancanza di eventi cardiovascolari in giovane età.

 

La distribuzione del grasso corporeo è associata a resistenza all’insulina, che può portare ad un sovraccarico mitocondriale e una mancata regolazione dell’utilizzo dell'energia subcellulare: tutto ciò può portare alle diverse manifestazioni cliniche della sindrome metabolica.

 

Diversi fattori ambientali, in particolare una tipica dieta occidentale, favoriscono il sovraccarico mitocondriale, mentre altri cambiamenti nello stile di vita delle persone nelle società industrializzate (stress e riduzione/privazione del sonno), contribuiscono ad aumentare la resistenza all’insulina e a stimolare l’assunzione incontrollata di cibo. Tutti questi fattori culminano in un fenotipo biochimico negativo, che comprende alterazioni del metabolismo del glucosio e l’aterogenesi precoce durante l’infanzia e la prima età adulta.

 

Riferimento: Weiss R, Bremer AA, Lustig RH. What is metabolic syndrome, and why are children getting it? Ann N Y Acad Sci. 2013 Jan 28.

LA DIETA PUO' INFLUENZARE IL FUNZIONAMENTO DEL CERVELLO

Un studio recente suggerisce che i cambiamenti nella dieta che modificano i batteri che vivono nel nostro intestino potrebbero avere un impatto sul funzionamento del cervello.

I ricercatori della University of California, Los Angeles, hanno scoperto che mangiare regolarmente yogurt con probiotici (che contengono batteri "buoni") sembra influenzare il funzionamento del cervello nelle donne.
Questo studio dimostra che è possibile influenzare il funzionamento del cervello, alterando batteri intestinali attraverso la dieta.


Lo studio, pubblicato sulla rivista Gastroenterology, è stato finanziato da Danone Research , della società Danone, che produce yogurt e altri prodotti caseari. Alcuni ricercatori dello studio sono dipendenti della Danone, ma non avevano alcun ruolo nell’ interpretazione o nell’ analisi dei risultati.

I ricercatori hanno notato che gli studi precedenti hanno dimostrato un legame intestino-cervello, nel senso che il cervello invia segnali all’intestino. Ma questo nuovo studio mostra che anche l'intestino potrebbe inviare segnali al cervello.Il ricercatore Dr. Kirsten Tillisch, professore associato presso la UCLA David Geffen School of Medicine, ha affermato: “Questo studio è unico perché è il primo a mostrare un’ interazione tra i probiotici ed il cervello negli esseri umani”.

 

Non possiamo dire se gli effetti sono benefici; saranno necessari studi con disegni di ricerca più complessi.
Una delle aree di ricerca approfondite è stata quella su malattie come la sindrome dell'intestino irritabile, o colon irritabile.


Lo studio ha incluso 36 donne di età compresa tra 18 e 55, che sono stati divisi in tre gruppi ed è stato assegnato loro un regime alimentare per quattro settimane.
Un gruppo ha mangiato uno yogurt con probiotici due volte al giorno, il secondo gruppo ha mangiato uno yogurt senza probiotici, e il terzo gruppo non ha mangiato alcuno yogurt.
Le donne sono state sottoposte a scansioni cerebrali.

I ricercatori hanno scoperto che le donne che hanno consumato i probiotici hanno mostrato una variazione dell’attività del cervello e l'impiego di alcune regioni del cervello stesso.
Per esempio, la regione del cervello chiamata insula (coinvolta nell’elaborazione di sensazioni che provengono dall'interno del corpo) mostrava un’attività ridotta, e non hanno mostrato un’ aumentata connettività tra parti della corteccia prefrontale, coinvolte nella cognizione, con una parte del tronco cerebrale, chiamato il grigio periacqueduttale.

I ricercatori hanno concluso lo studio indicando che l’assunzione per 4 settimane di probiotici da parte di donne sane modifica le attività delle aree cerebrali che controllano le emozioni e le sensazioni.
"Ci sono studi che dimostrano che ciò che mangiamo può alterare la composizione della flora intestinale e, in particolare, che le persone con un’alimentazione ricca di vegetali e fibre hanno una flora intestinale diversa rispetto alle persone che seguono un’alimentazione occidentale, ricca di grassi e carboidrati”, afferma il ricercatore Dr. Emeran Mayer, professore universitario di medicina.
"Ora sappiamo che ciò ha un effetto non solo sul metabolismo, ma anche sul cervello."

Secondo l'American Psychological Association, studi precedenti condotti su animali hanno anche dimostrato che modificando i batteri intestinali negli animali si possono produrre diverse reazioni tra cui un grado di ansia più elevato.
In uno studio del 2011 negli Atti della National Academy of Sciences, i ricercatori hanno trovato che i probiotici sembrano smorzare le risposte di stress fisiologiche dei topi, e hanno anche abbassato i livelli di ormoni dello stress, rispetto ai topi non nutriti con probiotici.

LATTE MATERNO E APPETITO DEL LATTANTE

latte materno

Secondo uno studio recentemente pubblicato, la presenza di alcuni neurormoni dell'appetito nel latte materno potrebbe influenzare la regolazione dell'alimentazione e della crescita infantile. Lo studio ha coinvolto 13 donne dopo il parto (26 anni e 72 kg di media), che hanno fornito dei campioni del loro latte subito dopo il parto e 4-5 settimane dopo.

 

A tutte le donne partecipanti sono state effettuate misure della composizione corporea (mediante DXA) e nel loro latte sono state misurate le concentrazioni di GLP-1 (glucagon-like peptide-1), peptide YY (PYY), leptina e il contenuto di grassi.

 

I risultati hanno messo in evidenza che la concentrazione di GLP-1 e il contenuto di grassi del latte era più elevato nel latte di 4-5 settimane rispetto al primo, mentre le concentrazioni di PYY e leptina, invece, non erano cambiate tra il primo e il secondo latte.

 

Sia la concentrazione di leptina che il contenuto di grassi del latte sono risultati correlati con alcuni indici diaposità materna, in particolare il BMI (r = 0.65-0.85, p <0.02) e la massa grassa (r = 0.65-0.84, p <0.02). La concentrazione di GLP-1 nel secondo latte è risultata invece correlata con l'aumento di peso del bambino dalla nascita ai sei mesi (r = - 0.67, p = 0.034).

DIETA VEGETARIANA E CARDIOPATIA ISCHEMICA

Una nuova ricerca dell'Università di Oxford suggerisce che una dieta vegetariana potrebbe significativamente ridurre il rischio di malattie cardiache. I risultati dell'ampio studio di coorte (44.500 volontari), condotto in Inghilterra e Scozia, nell'ambito dello studio prospettico europeo sul cancro e nutrizione (EPIC-Oxford Cohort Study). Tra i soggetti arruolati, ben il 34% seguiva una dieta vegetariana, percentuale molto alta per questo tipo di studi.

I partecipanti sono stati reclutati nel corso degli anni ‘90, e sono poi stati seguiti per 11 anni, dall'inizio dello studio. Casi di malattia cardiaca sono stati validati utilizzando i dati delMyocardial Ischemia National Audit Project (MINAP). Durante il periodo di follow-up, 169 persone sono morte a causa di malattie cardiache; 1.066 hanno invece avuto necessità di un ricovero ospedaliero a causa di problemi cardiovascolari.

I risultati globali e le analisi hanno evidenziato che i vegetariani avevano più bassi livelli di colesterolo LDL, una pressione sanguigna più regolare, in genere bassa, e valori di peso corporeo più nella norma: in termini di rischio relativo, queste differenze porterebbero i vegetariani ad avere il 32% in meno di probabilità di morire, o essere ricoverati in ospedale, a seguito di un attacco di cuore o malattia cardiovascolare. Di particolare rilievo il fatto che questa percentuale si riduce, ma solo leggermente, anche dopo aver "aggiustato" i dati secondo i valori di BMI.

CONSUMO DI PESCE E PATOLOGIA CEREBROVASCOLARE

mangiare pesce

Una recente review sistematica e meta-analisi della Cambridge University ha cercato di chiarire l’associazione tra consumo di pesce grasso, integratori di omega 3 e il rischio di ictus e ischemia passeggera. Sono stati presi in considerazione 26 studi prospettici di coorte e 12 studi clinici randomizzati per un totale di circa 800.000 soggetti.

 

Negli studi di coorte è stata registrata una lieve (6%), ma significativa, minore probabilità di malattie cerebrovascolari in colore che assumevano da 2 a 4 porzioni al giorno nei confronti di chi consumava al massimo 1 porzione al giorno. Il beneficio sembra maggiore (12% di riduzione del rischio) per chi ne consumava 5 o più porzioni al giorno.

 

Gli stessi effetti benefici non sono stati registrati invece negli studi randomizzati per quanto riguarda l’utilizzo di integratori.

Gli Autori dello studio concludono che l’effetto protettivo del consumo di pesce grasso a livello cerebrovascolare è dovuto probabilmente all’azione sinergica di più fattori nutrizionali presenti nel pesce.

L'AGLIO RIDUCE COLESTEROLO​ TOTALE E TRIGLICERIDI

aglio e trigliceridi

Nel corso degli anni, gli studi clinici che hanno valutato l’effetto dell’aglio sui lipidi ematici hanno spesso dato risultaticontrastanti. La mancanza di concordanza dei dati ottenuti nei diversi studi dipendono, probabilmente, dai diversi piani sperimentali condotti, dalla tipologia di soggetti arruolata negli studi ed anche dal diverso tipo di estratto utilizzato (estratto totale secco, estratti desolforati, estratto di aglio invecchiato, bulbi di aglio come tali, ecc.).

 

Una recente meta-analisi ha preso in esame 26 studi clinici randomizzati, in doppio cieco e con placebo. Complessivamente, l’aglio è risultato superiore al placebo nel ridurre i livelli sierici di colesterolo totale e trigliceridi. Gli effetti maggiori si sono evidenziati nei soggetti trattati a lungo termine e con livelli basali più elevati di colesterolo. L’azione dell’aglio non sembra esercitarsi sul colesterolo HDL, l’apolipoproteina B e il rapporto Colesterolo totale/HDL-C.

 

E’ opportuno evitare l’assunzione di estratti d’aglio nel caso di assunzione contemporanea di anticoagulanti e di altre piante (gingko biloba) con azione fluidificante il sangue.

IL VINO BIOLOGICO E LE SUE REGOLE

vino e dieta

In un periodo in cui le produzioni enologiche rincorrono le denominazioni “bio” per conquistare il mercato, Paolo Carnemolla, presidente della FederBio (Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica), ricorda che la sostanziale differenza tra il vino biologico e quello non biologico stia in una precisa normativa di riferimento.

 

Mentre il primo risponde a ferrei criteri di produzione codificati a livello nazionale ed europeo, nonché a determinati controlli ed analisi di laboratorio da parte del Ministero competente che ne esclude contaminazioni di ogni genere, il secondo non è legato a nulla di tutto ciò, ma ad un arbitrario e soggettivo concetto di qualità.

 

Nell'agricoltura biologica non vengono utilizzati Ogm né prodotti chimici e, soprattutto, si lavora in totale assenza di solfiti. Inoltre va segnalato che le coltivazioni biologiche vengono effettuate nella più completa tutela e salvaguardia di flora e fauna, favorendo il normale equilibrio dell'ecosistema e il benessere del consumatore.

MANGIARE AL FAST-FOOD POTREBBE PROVOCARE ALLERGIE

L'Università di Auckland della Nuova Zelanda, in collaborazione con quella di Notthingam, ha reso noto uno studio che attesta come l'abuso alimentare di cibi provenienti dai fast-food contribuisca in modo consistente all'insorgenza di sintomi allergici.

 

Contrariamente a ciò, invece, l'assunzione giornaliera di discrete quantità di frutta ne favorisce la diminuzione. L'indagine è stata pubblicata sulla rivista Thorax e ne è emerso come a causare la comparsa di tali disturbi sia la grande concentrazione di grassi saturi contenuta in questi alimenti, la quale riduce notevolmente le difese immunitarie favorendo,in particolar modo, asma, riniti ed eczemi. Inoltre, in bambini e adolescenti già affetti da tali patologie, è stato riscontrato un peggioramento e un acutizzarsi delle stesse.

 

Diventa fondamentale quindi, in questo contesto, controllare i giovani affinché seguano una corretta alimentazione che, oltre alle allergie, può provocare serie patologie quali obesità e diabete giovanile.

I FRUTTI DI BOSCO E I LORO BENEFICI SUL CUORE DELLE DONNE

L'American Heart Association ha pubblicato, sulla rivista “Circulation”, uno studio dal quale emerge che i frutti di bosco hanno un importante ruolo nella prevenzione di disfunzioni cardiache nel genere femminile.

 

Lo studio, condotto dal docente nutrizionista dell'Harvard School Eric Rimmer, ha analizzato un gran numero di donne con fascia d'età compresa tra i venti e i cinquant'anni ed ha dimostrato come i frutti di bosco siano un buono strumento di prevenzione per l'infarto, poiché favoriscono la dilatazione delle arterie e contrastano l'insorgenza e l'accumulo di placche.

 

Via libera, quindi, a mirtilli, fragole, more e a tutte le sostanze contenenti antociani, una particolare classe di flavonoidi particolarmente efficace in tal senso. Assumere tali sostanze fin da piccole, quindi, aiuta in maniera consistente a prevenire problemi di natura cardiovascolare.

I GIOVANI E IL DIABETE DI TIPO 2

L'American Academy of Pediatrics ha recentemente varato delle linee guida che puntano a migliorare le tecniche di diagnosi e trattamento del diabete nei bambini e negli adolescenti.

 

A rendere necessaria la creazione di un prontuario è stato il crescendo dell'incidenza dei casi di diabete di tipo 2, tipico degli adulti, in età precoce, perfino pediatrica.

 

La causa è rintracciabile nella scarsa educazione alimentare che hanno i giovani e adulti e nella vita eccessivamente sedentaria. Banditi, quindi, cibi grassi, merendine e bevande zuccherine che dovranno cedere il posto a cibi sani e nutrienti.

 

Se è vero che uno stile di vita sano parte dalla tavola, è altrettanto vero che gioca un ruolo determinante l'attività fisica: va quindi ridotto il tempo che si passa davanti a televisione e videogiochi in favore di quello all'aria aperta.

Anche la Società italiana di diabetologia mette in guardia le nuove generazioni sugli effetti negativi che il diabete può arrecare alla vista, ai reni e al cuore, generando disfunzioni cui spesso neanche i farmaci riescono a sopperire.

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INNAMORARSI GIOCANDO!

Secondo lo studio condotto dal Dott. Gert-Jan Pepping, ricercatore presso il Center for Human Movement Sciences dell’Università di Groningen in Olanda, il gioco di squadra nello sport aumenterebbe la produzione di ossitocina.

L’ossitocina aiuta la costruzione di relazioni positive tra le persone e regala una grande sensazione di benessere; addirittura si ritiene che quest'ormone contribuisca a creare il forte legame tra madre e figlio.

 

Esattamente come quando ci si innamora di qualcuno: l'attrazione iniziale tra due persone porta ad un aumento del livello di ossitocina, che a sua volta aiuta a consolidare il legame tra i due innamorati.

 

E’ da questa riflessione che si è giunti a ritenere che essere parte di un team, avere un obiettivo comune e raggiungerlo insieme ai propri compagni provochi un coinvolgimento emotivo che scatena la produzione proprio dell’ossitocina, e nonostante risulti difficile controllare i cambiamenti nei livelli di quest'ormone durante l'attività sportiva, gli studiosi ricordano che, come già dimostrato, dopo aver terminato con successo una qualsiasi sessione sportiva il livello dell’ossitocina nel sangue è più elevato.

 

Pepping sostiene che in ogni contesto sociale che richiede una qualche forma di interazione sociale - che si tratti di cooperazione, di fiducia o di competizione - il nostro sistema nervoso si attiva producendo le sostanze utili a recuperare le informazioni che gli servono per riuscire a raggiungere il proprio obiettivo.

 

Nel caso di un calciatore, o di un giocatore di pallavolo ad esempio, egli ha bisogno di controllare con precisione il linguaggio del corpo degli avversari e dei suoi compagni di squadra, al fine di prevedere le loro azioni. Allo stesso modo sviluppa verso i compagni di squadra una sensazione di appartenenza e di empatia che aiuta lo sviluppo di un forte legame all’interno del team. L'ossitocina nello sport aiuta proprio a costruire questo processo: facilita la capacità di leggere le emozioni degli altri e approfondisce legami tra i membri del gruppo aumentando il livello di antagonismo nei confronti degli avversari.

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TUTTA "COLPA DELL'EVOLUZIONE"

Esiste una "capacità", che oggi appare quasi "ingiusta", che invece da un punto di vista puramente biologico è perfettamente razionale: il corpo umano, quello maschile, come quello femminile, può accumulare una straordinaria quantità di riserve di grasso in vista di "tempi difficili". Quando i nostri antenati abitavano ancora nelle caverne, la possibilità di accumulare grasso poteva essere determinante per la sopravvivenza, li aiutava a superare inverni gelidi e periodi di carestia. chi resisteva poteva riprodursi e tramandare i propri geni. Questa "legge della natura" ha conservato a lungo la propria validità: fino a cinquant'anni fa anche in Europa chi aveva la possibilità di mangiare molto ed accumulare grasso aveva maggiori possibilità di sopravvivere.

 

Oggi però (e per fortuna) le cose sono cambiate. Tuttavia, al contrario nel cervello, il metabolismo dell'uomo è rimasto essenzialmente lo stesso dall'età della pietra. Nonostante il nostro stile di vita moderno, il metabolismo è ancora regolato da esigenze primitive: muoversi molto allo scopo di procurarsi il cibo e mangiare non appena il nutrimento è disponibile. Proprio per questo, mentre fino agli anni Novanta del secolo scorso la corretta alimentazione era indicata come "unica via maestra" per una vista sana, oggi è generalmente riconosciuta l'importanza del movimento per la salute. Con questo non si intende necessariamente uno sport, ma un'attività fisica adeguata praticata possibilmente ogni giorno con regolarità. I consigli più tipici sono sempre gli stessi: salire le scale anziché prendere l'ascensore (ecco il perché della scelta di uno studio all'ottavo piano! ;) ), andare a piedi e rinunciare all'automobile oppure godersi una passeggiata al giorno, che poi fa bene al fisico ma anche allo spirito!.

LE ARANCE

arance

In dialetto romanesco, come attestato da Pascarella, il nome dell'arancia è, né più né meno, portogallo:

« Nonsignora, maestà. Lei si consija

Co' qualunque sia ar caso de spiegallo,

E lei vedrà ch'er monno arissomija,

Come lei me l'insegna, a un portogallo.»

(La scoperta dell'America. Alla memoria de mi' madre di Cesare Pascarella, III:5-8)

 

Le arance sono ricche di vitamine, soprattutto la C e la A, ma anche vitamine del gruppo B; sono inoltre caratterizzate da un elevato contenuto di sostanze dette bioflavonoidi, pigmenti dalle proprietà antiossidanti. La vitamina C ha un importante ruolo nella ricostruzione del collagene del tessuto connettivo, che in questa stagione aiuta, rinforzandolo, il sistema immunitario.

 

Gli agrumi contengono anche molta quantità di fibre alimentari contenute nell’involucro degli spicchi, e che hanno la proprietà di stimolare la funzionalità intestinale e di farci sentire più sazi.

 

“CONSIGLI PER L'ACQUISTO!” 


Al momento dell’acquisto, presta sempre attenzione alla dimensione del frutto! Deve essere omogeneo, ma non necessariamente grande. Infatti, generalmente maggiore è la dimensione, più rugoso è l’agrume, e questo non è sinonimo di qualità!
Il frutto deve essere intero, senza ammaccature o lesioni, pulito, esente dalla presenza di parassiti e non interessato da marciumi.
La buccia deve essere ben colorata (la normativa impone che la buccia verde chiaro sia ammessa solo per il 20% della buccia), aderente alla polpa.
Il picciolo deve essere verde; può anche essere presente qualche foglia o un ramoscello: confermano la freschezza del prodotto.
Il profumo deve essere intenso e aromatico.
Evita arance con la buccia secca e grinzosa, molle al tatto e di aspetto opaco.

 

COME CONSERVARLE...

Puoi tenere le arance sia in frigo, sia fuori: l'importante è non conservarle per tempi troppo lunghi perché la vitamina C si deteriora rapidamente a contatto con l'aria e con il calore. In frigo:
Nel cassetto della frutta, chiuse in sacchetti di carta per ripararle dall'umidità le arance si conservano per 4/5 giorni. Fuori dal frigo:
A temperatura ambiente durano 3-4 giorni: non mantenerle in ambienti troppo caldi e secchi perché si disidratano e la polpa perde succo e morbidezza, quindi tienile in una fruttiera, lontano da fonti di calore troppo intenso. In freezer:
Puoi congelare il succo d'arancia, così hai una spremuta sempre fresca in qualsiasi momento della giornata; se lo mantieni in bottigliette di plastica monodose dura anche 10 mesi. Essiccate:
Le bucce d'arancia possono essere essiccate! Lava e asciuga le arance accuratamente, quindi tagliale con un coltellino in modo da ottenere dei riccioli da far asciugare al sole o vicino a una fonte di calore (ad esempio il termosifone) fino a quando non saranno completamente secchi. Poi puoi spezzettarli con le mani per farne una polvere che aromatizza i dolci, da conservare in barattoli di vetro con tappo a capsula ermetico fino a un anno, al riparo da umidità e fonti ci calore.

NUTRIZIONISTA DOTTORESSA SERENA CAPURSO | 205, Viale Angelico - 00195 Roma (RM) - Italia | P.I. 10132631002 | Tel. +39 06 89026496   - Cell. +39 392 3359441 | medicarodi@gmail.com | Informazioni legali | Privacy | Cookie Policy | Sitemap
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